La nuove fonte di inquinamento: Mascherine e Guanti

Nov 10, 2020 | Ambiente

Cosa succede quando vengono buttati miliardi di guanti e maschere?

Poiché sempre più paesi e città introducono l’obbligo di indossarli, è sorto anche il problema di gestire questa nuova fonte di inquinamento. A causa della pandemia di coronavirus, miliardi di dispositivi monouso non biodegradabili sono finiti in discariche, corsi d’acqua e oceani. I dispositivi di protezione individuale (DPI) rappresentano un nuovo tipo di inquinamento difficile da gestire.

Le mascherine sono composte da tre materiali diversi e non possono essere riciclati contemporaneamente. Inoltre la parte che protegge non è realizzata in vero tessuto ma in polipropilene (un tipo di plastica). La maschera è composta da tre parti: il “tessuto”, l’elastico e la fascia metallica da fissare al naso. Mentre i guanti, non sono tutti in lattice naturale ma molto spesso la maggior parte di quelli utilizzati sono in plastica.

La fonte di inquinamento accertato

Già alla fine di maggio, dopo che l’organizzazione non governativa francese Mer Propre (OMP) ha trovato molte maschere usa e getta e guanti nelle profondità del Mar Mediterraneo, ha emesso un allarme per questa nuova minaccia per l’ecosistema marino. L’organizzazione ha sottolineato che anche se solo l’1% delle maschere viene gestito in modo errato, significa che 10 milioni dispositivi sono sparsi nell’ambiente ogni mese. Come ha avvertito Joffrey Peltier di OMP, il pericolo è che alla fine diventeranno onnipresenti nell’ambiente. “Se non si interviene, inquinerà il futuro”. “Presto rischieremo di trovare più maschere che meduse nel Mediterraneo”, ha aggiunto Laurent Lombard di Opération Mer Propre.

Le conseguenze :

I DPI sono pericolosi per gli animali, i delfini o le tartarughe scambieranno questi rifiuti in cibo. Se ingeriscono questo materiale, questi animali saranno condannati a morte. In mare, quando i DPI si degradano, rilasciano particelle di plastica e questi ultimi sono inghiottiti dai pesci che poi ce li troveremo sulle nostre tavole. Sulla terra sono  trascinate dall’acqua, si infiltrano nelle falde freatiche e finiscono nella nostra acqua potabile.

Le soluzioni:

Scegliere di acquistare mascherine riutilizzabili e lavabili, ormai ampiamente in commercio, e di lavarsi più spesso le mani anziché continuare a cambiare i guanti possono essere due azioni semplici, ma di grande aiuto per l’ecosistema.

Il riciclo delle maschere è logicamente complicato. Non esistono punti di raccolta dedicati e la composizione in tre diverse parti aggrava questo problema. Pertanto, riciclarli è costoso.

Alcune società che si stanno adoperando per il riciclo

la società francese Plaxtil è una di queste, sembra aver trovato un modo per migliorare questi rifiuti. La maschera viene prima isolata e sterilizzata, per poi essere tagliata e mischiata con un materiale legante. La miscela risultante può quindi essere utilizzata per realizzare piccoli oggetti in plastica come alette parasole, supporti per parasole e apri porta.

In Svizzera, HMCARE, società spin off del del centro EssentialTech del Politecnico federale di Losanna (EPFL), ha sviluppato una maschera composta al 99% da biomassa. Il prodotto si chiama HelloMask. Questo dispositivo è trasparente, riciclabile e sarà sul mercato nel 2021.

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